L'ANM è l'associazione cui aderisce circa il 90%
dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.

13 giugno 2009

Cento anni di Associazione Magistrati

A cura di Edmondo Bruti Liberati, Luca Palamara

Il 13 giugno 1909, a Milano, fu costituita l'Associazione generale dei magistrati italiani. Nel 1925, per evitare di essere trasformata in sindacato fascista, decise l'autoscioglimento (il segretario generale e alcuni dirigenti furono epurati). Subito dopo la Liberazione, l'Associazione nazionale magistrati si ricostituì e contribuì a definire in Costituzione il ruolo della giurisdizione e lo statuto di indipendenza della magistratura.


Questo libro è l'occasione per ripercorrere un secolo di storia associativa complessa, ma capace di restare (o ridiventare) unitaria, anche nella vivacità del pluralismo interno.


Ma il Centenario è anche il momento della riflessione sulle prospettive, come spiega il presidente dell'Anm, Luca Palamara, nella Presentazione. Forte di una rappresentanza che sfiora il 94% dei magistrati in servizio, l'Anm sa che all'associazionismo giudiziario non basta la difesa dei valori costituzionali: occorre affrontare il cambiamento e la sfida della professionalità sugli incarichi direttivi, gli incarichi extragiudiziari, le "carriere" e la responsabilità dei magistrati; occorre superare le logiche di appartenenza, valutare le attitudini e il merito. La disponibilità della magistratura associata per le riforme trova l'unico, insuperabile limite nel mantenimento dell'attuale assetto costituzionale della giurisdizione: a garanzia dell'indipendenza della magistratura, ma soprattutto dei cittadini e delle regole dello stato democratico.


I saggi della prima parte sono affidati a magistrati e studiosi che conoscono a fondo la storia e le vicende della magistratura italiana lungo il '900: Edmondo Bruti Liberati, Giovanni Mammone, Fernando Venturini, Marcello Marinari (con documenti poco noti e talvolta inediti), Gabriella Luccioli (sulla presenza delle donne in magistratura) e Raffaele Sabato (sul Codice etico e i rapporti con l'associazionismo dei magistrati a livello europeo).


La seconda parte riproduce le relazioni dei presidenti Anm negli ultimi tredici congressi: dal XVII di Mondovì (1982) al XXIX di Roma dello scorso anno. Una rilettura preziosa e sorprendentemente scorrevole, che affronta questioni certamente note ma tuttora attualissime. Alla forte continuità sui temi di fondo, si affianca la continua evoluzione dell'analisi dei problemi e delle proposte di riforma.



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