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26 luglio 2010

L'ANM sulla giustizia civile

L’Associazione Nazionale Magistrati ha sempre ribadito che il processo civile rappresenta per il cittadino lo strumento fondamentale di tutela dei diritti lesi nell’agire quotidiano e per il paese un nodo nevralgico ai fini dello sviluppo economico e degli investimenti, anche da parte di operatori stranieri, troppo stesso scoraggiati dalle difficoltà di tempestiva risoluzione dei conflitti e di rapida esecuzione delle decisioni.
E’ ferma convinzione dell’Associazione che sia necessaria ed improcrastinabile l’adozione di interventi in relazione all’eccessiva durata delle procedure ed al progressivo e rilevante aumento delle controversie pendenti.
Tali interventi debbono involgere in primo luogo l’organizzazione e la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, da dimensionare nell’organico dei magistrati e del personale amministrativo in modo da consentirne autonomia e capacità di funzionamento, con dotazione di strutture informatiche e banche dati idonee ad accelerare lo svolgimento delle attività processuali ed una migliore qualità delle decisioni.
La recente proposta governativa, opportunamente ritirata, di introduzione della figura del c.d. ausiliario, oltre a porsi in contrasto, per il modo in cui era stata formulata, con i principi costituzionali posti a presidio dei caratteri costitutivi della giurisdizione e dei diritti di difesa nel processo, non avrebbe consentito in alcun modo di pervenire ad una effettiva e reale deflazione del contenzioso.
In particolare, la previsione che il giudice potesse delegare ad “ausiliari” esterni la definizione delle controversie mediante la formulazione di una proposta di sentenza da rivolgere direttamente alle parti, non solo appare inidonea a scongiurare il rischio che i tempi del processo, anziché ridursi, subiscano ulteriori allungamenti, ma avrebbe finito sostanzialmente per sottrarre al magistrato la potestà decisoria.
Per contro, l’istituzione di un ufficio del giudice, quale stabile struttura di supporto al magistrato, cui resta affidato il compito istituzionale della decisione della causa, rappresenterebbe uno strumento strategico al fine della riduzione degli arretrati e della funzionalità del sistema giudiziario.
Per il corretto funzionamento della giustizia civile è, invero, indispensabile un ufficio del giudice che trasformi le articolazioni interne degli uffici giudiziari in unità operative dotate di adeguate tecnologie informatiche, di banche dati in costante aggiornamento, di personale amministrativo opportunamente riqualificato, di giudici onorari in funzione di collaborazione con il magistrato per la gestione delle singole fasi processuali al fine di evitare l’accumulo dei ruoli, di assistenti e “stagisti” che possano svolgere ricerche, coadiuvare il giudice nello studio dei fascicoli e nella tenuta dell’agenda e predisporre bozze di motivazioni dei provvedimenti.
Tale intervento, da tempo reclamato sia dall’ANM sia dall’avvocatura, permetterebbe di ottimizzare le risorse ed organizzare in maniera più moderna e razionale gli uffici giudiziari, in quanto consentirebbe di pervenire alla drastica riduzione dei tempi processuali, al recupero fisiologico e duraturo della funzionalità del processo ed alla formulazione di programmi razionali di esaurimento degli arretrati.
A tale risultato potrebbe concorrere anche l’introduzione, quanto meno per le cause più risalenti, di forme decisorie che anticipassero in modo schematico i motivi di fatto e di diritto della decisione, salvo illustrazione dei motivi già indicati, ove almeno una delle parti ne faccia richiesta entro un limite temporale normativamente fissato.
Interventi come quelli illustrati non importerebbero oneri maggiori, ma al contrario un netto risparmio di spesa rispetto a quella già sostenuta dallo Stato per effetto della sola legge Pinto.
In un sistema in cui fosse intrapresa decisamente e senza più indugi la strada della semplificazione e della drastica riduzione dei riti processuali (dando attuazione alla delega contenuta nell’art. 54 della legge n. 69 del 2009), ed in cui gli istituti della mediazione e della conciliazione fossero realizzati non come alternative al processo e come mezzi di “liquidazione” dei conflitti, ma come tramite per il loro superamento, il principio costituzionale del giusto processo sarebbe finalmente non più una speranza, ma una realtà.
L’Associazione Nazionale Magistrati chiede, quindi, al Ministro ed a tutte le autorità competenti che vengano adottati tempestivamente tutti gli indicati interventi per consentire il reale funzionamento della giustizia civile, e si riserva di convocare, subito dopo il periodo feriale, un’assemblea del Patto per la Giustizia al fine di illustrare le richieste e sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi veri della giustizia. 



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