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15 giugno 2010

Il Senato non discuterà la sospensione dell'ordinamento giudiziario

Apprendiamo la notizia che ilSenato della Repubblica si accinge a chiudere i suoi lavori "inanticipo" rispetto alla data prevista del 4 agosto, senza chel'assemblea proceda all'esame effettivo del ddl sulla sospensionedegli effetti della legge sull'ordinamento giudiziario e senza chesia dato seguito, attraverso la discussione in aula, al lavorosvolto in tempi utili dalla Commissione Giustizia.


Apprendiamo la notizia che il
Senato della Repubblica si accinge a chiudere i suoi lavori "in
anticipo" rispetto alla data prevista del 4 agosto, senza che
l'assemblea proceda all'esame effettivo del ddl sulla sospensione
degli effetti della legge sull'ordinamento giudiziario e senza che
sia dato seguito, attraverso la discussione in aula, al lavoro
svolto in tempi utili dalla Commissione Giustizia.



Se confermata, una tale notizia
produrrà nei magistrati italiani amarezza e viva
preoccupazione.



Amarezza perché - in conseguenza
della scelta di chiudere anticipatamente i lavori - si allontana
ulteriormente nel tempo l'approvazione di una normativa di
"sospensione" che pure le forze politiche della maggioranza
dichiarano di ritenere necessaria e che è oggettivamente
indispensabile per ripensare, modificare o riscrivere (sia pure in
tempi brevi) le norme sbagliate e penalizzanti della legge Castelli
.



Preoccupazione perché, ogni giorno
che passa, crescono - negli uffici, nel Csm, nella giustizia
disciplinare - gli effetti negativi e squilibranti
dell'organizzazione giudiziaria, dovuti alla legge di ordinamento
approvata nella scorsa legislatura.



Su questi effetti - che si
ripercuoteranno in definitiva su tutti i cittadini e che rischiano
di infliggere un colpo definitivo ad ogni politica di ragionevole
durata dei processi civile e penale - l'Associazione nazionale
magistrati richiama ancora una volta l'attenzione di tutte le forze
politiche di maggioranza e di opposizione.



In coincidenza con la ripresa dei
lavori parlamentari, ove perdurassero inadempienze, remore e
lentezze del legislatore, l'Associazione nazionale magistrati dovrà
rappresentare direttamente all'opinione pubblica l'estrema gravità
della situazione ed assumere tutte le iniziative di autotutela che
si renderanno necessarie.




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