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6 ottobre 2010

L'Anm sulla giustizia civile

L'Associazione Nazionale Magistrati hasempre ribadito che il processo civile rappresenta per il cittadinolo strumento fondamentale di tutela dei diritti lesi nell'agirequotidiano e per il paese un nodo nevralgico ai fini dello sviluppoeconomico e degli investimenti, anche da parte di operatoristranieri, troppo stesso scoraggiati dalle difficoltà di tempestivarisoluzione dei conflitti e di rapida esecuzione delledecisioni.


L'Associazione Nazionale Magistrati ha sempre ribadito che il
processo civile rappresenta per il cittadino lo strumento
fondamentale di tutela dei diritti lesi nell'agire quotidiano e per
il paese un nodo nevralgico ai fini dello sviluppo economico e
degli investimenti, anche da parte di operatori stranieri, troppo
stesso scoraggiati dalle difficoltà di tempestiva risoluzione dei
conflitti e di rapida esecuzione delle decisioni.

E' ferma convinzione dell'Associazione che sia necessaria ed
improcrastinabile l'adozione di interventi in relazione
all'eccessiva durata delle procedure ed al progressivo e rilevante
aumento delle controversie pendenti.



Tali interventi debbono involgere in primo luogo l'organizzazione
e la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, da
dimensionare nell'organico dei magistrati e del personale
amministrativo in modo da consentirne autonomia e capacità di
funzionamento, con dotazione di strutture informatiche e banche
dati idonee ad accelerare lo svolgimento delle attività processuali
ed una migliore qualità delle decisioni.

La recente proposta governativa, opportunamente ritirata, di
introduzione della figura del c.d. ausiliario, oltre a porsi in
contrasto, per il modo in cui era stata formulata, con i principi
costituzionali posti a presidio dei caratteri costitutivi della
giurisdizione e dei diritti di difesa nel processo, non avrebbe
consentito in alcun modo di pervenire ad una effettiva e reale
deflazione del contenzioso.



In particolare, la previsione che il giudice potesse delegare ad
"ausiliari" esterni la definizione delle controversie mediante la
formulazione di una proposta di sentenza da rivolgere direttamente
alle parti, non solo appare inidonea a scongiurare il rischio che i
tempi del processo, anziché ridursi, subiscano ulteriori
allungamenti, ma avrebbe finito sostanzialmente per sottrarre al
magistrato la potestà decisoria.

Per contro, l'istituzione di un ufficio del giudice, quale stabile
struttura di supporto al magistrato, cui resta affidato il compito
istituzionale della decisione della causa, rappresenterebbe uno
strumento strategico al fine della riduzione degli arretrati e
della funzionalità del sistema giudiziario.



Per il corretto funzionamento della giustizia civile è, invero,
indispensabile un ufficio del giudice che trasformi le
articolazioni interne degli uffici giudiziari in unità operative
dotate di adeguate tecnologie informatiche, di banche dati in
costante aggiornamento, di personale amministrativo opportunamente
riqualificato, di giudici onorari in funzione di collaborazione con
il magistrato per la gestione delle singole fasi processuali al
fine di evitare l'accumulo dei ruoli, di assistenti e "stagisti"
che possano svolgere ricerche, coadiuvare il giudice nello studio
dei fascicoli e nella tenuta dell'agenda e predisporre bozze di
motivazioni dei provvedimenti.

Tale intervento, da tempo reclamato sia dall'ANM sia
dall'avvocatura, permetterebbe di ottimizzare le risorse ed
organizzare in maniera più moderna e razionale gli uffici
giudiziari, in quanto consentirebbe di pervenire alla drastica
riduzione dei tempi processuali, al recupero fisiologico e duraturo
della funzionalità del processo ed alla formulazione di programmi
razionali di esaurimento degli arretrati.



A tale risultato potrebbe concorrere anche l'introduzione, quanto
meno per le cause più risalenti, di forme decisorie che
anticipassero in modo schematico i motivi di fatto e di diritto
della decisione, salvo illustrazione dei motivi già indicati, ove
almeno una delle parti ne faccia richiesta entro un limite
temporale normativamente fissato.

Interventi come quelli illustrati non importerebbero oneri
maggiori, ma al contrario un netto risparmio di spesa rispetto a
quella già sostenuta dallo Stato per effetto della sola legge
Pinto.



In un sistema in cui fosse intrapresa decisamente e senza più
indugi la strada della semplificazione e della drastica riduzione
dei riti processuali (dando attuazione alla delega contenuta
nell'art. 54 della legge n. 69 del 2009), ed in cui gli istituti
della mediazione e della conciliazione fossero realizzati non come
alternative al processo e come mezzi di "liquidazione" dei
conflitti, ma come tramite per il loro superamento, il principio
costituzionale del giusto processo sarebbe finalmente non più una
speranza, ma una realtà.



L'Associazione Nazionale Magistrati chiede, quindi, al Ministro ed
a tutte le autorità competenti che vengano adottati tempestivamente
tutti gli indicati interventi per consentire il reale funzionamento
della giustizia civile, e si riserva di convocare, subito dopo il
periodo feriale, un'assemblea del Patto per la Giustizia al fine di
illustrare le richieste e sensibilizzare l'opinione pubblica sui
problemi veri della giustizia.



Roma, 26 luglio 2010



La Giunta esecutiva centrale




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